sabato 3 settembre 2011

Gli spot vergogna con le sexy bimbe

Vi segnaliamo l'articolo di Caterina Soffici su un recente spot che pubblicizza lingerie sexy per bambine.
Di fronte a pubblicità come queste (l'ennesima peraltro)verrebbe da invocare un qualche tipo di regolamenteazione, un'analisi a monte che valuti le comunicazioni commerciali prima che vengano pubblicate, considerato che , fermo restando l'importanza della denuncia di certe "monnezze", spesso una campagna viene ritirata dopo che molte persone l'hanno ormai vista. 




Boobs and Bloomers, ovvero tette e mutande. La scelta del nome sarebbe già ridicola se il marchio fosse di indumenti per adulti. Questa, invece, è lingerie sexy per bambine. A giudicare dalle foto avranno otto o nove anni. Truccate come delle piccole Lolite, in pose ammiccanti, aspiranti donne che imparano a usare il proprio corpo, perché visto come gira il mondo è utile capire fin da piccole che “ogni donna è seduta sulla propria fortuna” (come scrisse Piero Ostellino in un dimenticabile articolo sulCorriere della Sera per giustificare le carriere fulminanti di varie ministre e consigliere regionali Pdl).

Che dire di queste foto? La prima immediata reazione nel vedere delle bambine conciate così è di infinita tristezza, per la pochezza etica e culturale di adulti che usano il corpo di queste ragazzine in modo così spregiudicato. Poi scatta l’indignazione vera e propria. Perché questa campagna pubblicitaria di reggiseni imbottiti per bambine è doppiamente pericolosa.

Se da una parte veicola un’immagine delle donne fondata solo ed esclusivamente sull’avvenenza sessuale, dall’altro è una chiara incitazione alla pedofilia. Guardatele, sembrano delle bamboline di plastica. Sembrano tratte dal sito porno pedofilo invece che dalla campagna pubblicitaria di una ditta olandese che commercializza i suoi prodotti anche in Italia tramite grandi magazzini come la Coin.

La foto delle ragazzine con l’accappatoio ci è stata mandata da un lettore che ha scattato la foto negli spogliatoi dell’Aquafan di Rimini. È già stata segnalata al Giurì della Pubblicità. E su Internet ha già iniziato a circolare una controcampagna, molte persone indignate stanno tempestando il sito della ditta che infatti ha rimosso le foto (almeno dal Web, non risulta per le affissioni) balbettando giustificazione poco plausibili, del tipo non era nostra intenzione avvicinare il marchio alla pedofilia eccetera.

Negli anni Settanta Elena Gianini Belotti scrisse un testo molto interessante (Dalla parte delle bambine, Feltrinelli) dove denunciava il precoce condizionamento delle bambine e spiegava come l’educazione sociale e culturale all’inferiorità femminile si compiva nel giro dei primi anni di vita tramite i giochi, le pubblicità, addirittura i libri di testo scolastici. Lavoro poi aggiornato nel 2007 daLoredana Lipperini in Ancora dalla parte delle bambine, che raccontava come la situazione non fosse cambiata, ma anzi peggiorata da tutto il nuovo merchandising fatto di bambole sexy, trucchi per preadolescenti, cartoni animati, marketing forsennato.

Nessuna delle due scrittrici poteva immaginare di leggere le cronache che ben conosciamo, con vergini offerte al drago, minorenni che si vendono con una spregiudicatezza inquietante, addirittura madri, padri e fratelli che incitano a prostituirsi.

Ogni giorno c’è nuovo materiale per aggiornare ulteriormente quei testi. Viene da chiedersi se è più la realtà che stuzzica l’immaginario o se i due piani viaggiano di pari passo. Di certo queste bambine, alle quali viene propinato come prodotto normale un sexy push up, non diventeranno adolescenti in grado di capire e difendere l’importanza del proprio corpo. Penseranno che è giusto, oltre che lecito, usarlo (Ostellino docet, sempre lui…). E i loro coetanei maschi – per non parlare di pedofili e malati sessuali di altro tipo – si sentiranno sempre più in diritto di usarlo, quel corpo, a proprio gradimento. In fondo il push up serve a sentirsi desiderate, no? Chi preda sessuale si fa, soprattutto se non ha gli strumenti per capirlo e per difendersi, è facile che poi ne subisca la conseguenze. Così adesso sappiamo chi ringraziare se fanno sesso a 12 anni. Se le violenze contro le donne aumentano. Se a 18 anni vorranno rifarsi il seno.

venerdì 2 settembre 2011

Le Donne del 13 Febbraio di Siena- Comitato Se Non Ora Quando aderiscono allo sciopero del 6 settembre 2011, indetto dalla CGIL.

Nell’ultimo mese abbiamo letto e udito dal governo le proposte più indecenti che dimostrano l’inaffidabilità e l’incapacità della maggioranza di gestire la cosa pubblica.
L’assenza di una seria progettualità suscita in noi una grande preoccupazione in particolare perché questa manovra che cambia continuamente aspetto, fa presagire un futuro di precarietà, solitudini, forti disuguaglianze sociali.
In questo quadro già di per sé allarmante, sappiamo che le donne pagheranno il prezzo più alto.
I tagli alla spesa pubblica e agli Enti Locali si tradurranno inevitabilmente nella riduzione drastica di servizi, già di per sé insufficienti a garantire un reale sostegno alle famiglie, in un paese dove culturalmente il lavoro di cura è affidato esclusivamente alle donne. Per le giovani donne tutto questo si traduce nel rinvio o nella rinuncia definitiva alla maternità.
In Italia meno della metà delle donne lavora e la maggior parte di queste sono precarie; nonostante ciò, questa manovra non lascia intravedere nessuna riforma strutturale che modifichi lo stato delle cose.
I dati ci dicono anche che è crescente il numero di donne che non cerca più lavoro: non cercare più lavoro significa arrendersi alla propria condizione di subordinazione, chiudersi all’interno della famiglia che non sempre si rivela così protettiva, mettere una forte ipoteca sul proprio futuro rinunciando alla sicurezza della pensione.
Inoltre i continui balletti intorno alla riforma del sistema pensionistico, non tengono conto del doppio lavoro svolto dalle donne dentro e fuori casa.
Le conseguenze di tutto questo influiscono negativamente sul percorso di emancipazione e di autodeterminazione delle donne, riducendo gli spazi di libertà e di scelta che ognuna ha faticosamente conquistato.
Le donne del tredici febbraio di Siena, il 6 settembre scenderanno in piazza a fianco della CGIL per affermare i valori della partecipazione politica, della libertà, della responsabilità, dell’equità, della dignità del lavoro.

Lettera di Anna Maria Romano

Prosegue lo scambio di contributi sulla crisi economica e sulla manovra finanziaria...
Pubblichiamo di seguito le riflessioni di Anna Maria Romano, la compagna del comitato SNOQ di Firenze che insieme ad altre ha dato un grande aiuto organizzativo durante "la due giornate".

Ho provato ad andare in ferie liberando la mente, ma la realtà è stata in agguato.
Stasera il senso di amarezza è rabbia si fa straripante: questa manovra, così come viene presentata oggi, è ancora peggiore della prima versione.
Io mi sono stufata e voglio dire basta.
Ancora evasori salvati, ancora i furbi, ancora una visone piccola, miope, da impero decadente della società e dello stato, invece di equità fiscale, di interventi strutturali e solidali verso le generazioni, capaci di parlare di futuro, di costruire un senso nuovo di società ed economia.
Anche la memoria vogliono portarci via: 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno sono simboli del valore laico dello Stato, del lavoro e della Democrazia. Non sanno nemmeno che significa!
E noi donne paghiamo più di tutti, ancora una volta.
Le pensioni, discorso già fatto, ma con l’aggiunta fantasiosa del taglio alle pensioni di reversibilità, che, nel modello sociale familistico in cui sono maturate, in cui il lavoro delle donne era marginale rispetto a quello dell’uomo, secondario e meno pagato e quindi generava pensioni al minimo per le donne, sono state strumento di equità. Via, un bel taglio.
Sanità, che colpisce tutti, ma le donne in modo particolare: pensate a quanto costa una mammografia e quante donne, in questa fase di povertà crescente, rinunceranno ad un esame non necessario, ma “solo” preventivo. I tagli agli anestesisti: non ci sarà spazio per l’epidurale durante i parti, gli anestesisti residui saranno dove sono indispensabili e così potremo continuare a partorire con dolore, secondo i dettami biblici. I consultori, i mediatori linguistici…..quanto resterà dopo i tagli?
L’art. 8, che di fatto, consente di derogare al contratto nazionale in termini e di licenziamenti (In pratica, in caso di licenziamento senza giusta causa il lavoratore ha diritto a un indennizzo economico e non più al reintegro nel posto di lavoro come prevede l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) colpiranno le donne per prime, e non è vittimismo, ma solo la realtà dei numeri che emergono dalla crisi.
la vicenda ma.vib docet: il lavoro delle donne deve tornare ad essere residuale e non una scelta di autodeterminazione. Donne non come soggetti e persone, ma solo come parte di una “famiglia”.
L’unica cosa che cresce ancora è il precariato.
Ma d’altra parte questa idea sociale è necessaria a sostenere le deficienze di welfare e servizi. I tagli agli enti locali a questo portano: meno servizi all’infanzia, alla non autosufficienza, meno trasporti pubblici.
Si modella ancora di più una società precaria, di solitudine, in cui si sbriciola il senso di comunità a favore della furbizia e dell’individualismo
Io non lo voglio un futuro così. Non lo voglio per me e non lo voglio per mia figlia, non lo voglio per nessuno.
Non voglio vivere per sopravvivere, ma voglio il futuro.

Il 6 settembre sciopererò (lo farò anche per tutti coloro che non hanno più nemmeno questo diritto, troppo precari, partite iva, disoccupati, ecc.), ma non mi basta.
Vorrei che il 6 fosse il bandolo i una matassa di indignazione ed incazzatura capace di sommergere a valanga questo governo.
E vorrei anche che noi donne (e non solo) del 13 febbraio riprendessimo la strada delle piazze e trascinassimo ancora una volta quel pezzo di mondo che non ci sta a dire forte e chiaro che società diversa vogliamo.
A partire dalla rappresentanza, dalla cultura, dalla scuola, dall’equità fiscale, dal lavoro libero e scelto, dalla politica di partecipazione, da un’idea di responsabilità comune, di collettività, di comunità che nasce nel piccolo e che diventa “società”.

Il 6 sarò in piazza con la CGIL e non solo perché è “casa mia”: ci sarò perché non ci riesco proprio più a stare zitta. E senza troppi “se” e troppi “ma” bisogna riempire le strade e spegnere “la banalità del male”.

giovedì 1 settembre 2011

Dicono di noi.

Sul blog del comitato promotore hanno pubblicato due articoli della stampa estera sulla questione femminile italiana.
Ve li segnaliamo
The Berlusconi sex scandal explained
Naissance d'un mouvement féministe