martedì 2 agosto 2011

Note sparse su Siena

di Elettra Deiana

Dunque, Snoq. “Se non ora, quando?” diventa un acronimo e sembra avere la dura risonanza di un’onomatopea di battaglia. Per il momento, però, da lì sembra nascere solo un movimento un po’ scontornato oppure un contenitore indefinito o forse anche un’ambigua tentazione di nuova rappresentanza femminile. O le tre cose insieme. Magari poi ci saranno anche battaglie o scaramucce. Dove? Per che cosa? Al momento non se ne avverte sentore né sentimento.
Il Palazzo Pubblico di Siena ospita le Allegorie del Buono e Cattivo Governo in Città e in Campagna. È il capolavoro del pittore trecentesco Ambrogio Lorenzetti, che riempì le scene senesi di figure femminili, allegorie di virtù ma anche donne di quel mondo, immerse operosamente nella quotidianità della vita cittadina.
Stando a Siena la suggestione del richiamo è forte.
E allora viene da chiedersi: “Che hanno a che vedere le donne col buon governo o con l’idea del governare, che dovrebbe, come è ovvio, venire prima del governo?” Certamente hanno molto a che vedere, al punto che la vera domanda dell’epoca che viviamo dovrebbe essere: “Se non le donne, chi?”. Una domanda del genere sposta il punto di vista del problema e libera le donne dalle strettoie della contingenza politica, per altro in via di esaurimento, dell’antiberlusconismo. “Se non ora, quando?” è infatti domanda che nasce da quella contingenza e a essa continuamente rimanda, nascondendo la questione oggi cruciale, su cui interrogarsi e interrogare: “In piena crisi dell’ordine dei padri, i cui effetti deprimenti sono davanti a tutti, che cosa impedisce alle donne di diventare protagoniste a tutto tondo della sfera pubblica, assumendosi piena e diretta responsabilità nella politica e mettendo mano alle scelte che contano?”
Snoq, invece. Nella due giorni di Siena, si sono evidenziati i molti limiti di conduzione politica e soprattutto di proposta politica di quella domanda e ciò si è avvertito in misura molto maggiore rispetto a quello che le piazze avevano messo in scena il 13 febbraio. A Siena il luogo dell’appuntamento era piccolo, ancorché affollato e di grande bellezza, mentre il luogo della regia – il palco col grande schermo alle spalle - era mediaticamente preponderante, esattamente al contrario di quanto avvenne 13 febbraio. In quella giornata d’inverno, così invasa e trasformata dal mondo delle donne in movimento, la piazza fu politicamente preponderante e diede il segno a tutto, andando oltre le intenzioni, i messaggi, il simbolico della dignità delle donne offesa, su cui le organizzatrici avevano intensamente lavorato con la conseguenza di suscitare non pochi risentimenti tra le donne, soprattutto le giovani. Risentimenti che la piazza ben rappresentò. Come dimenticare le “indecorose e libere”, e la baldanza della loro discesa nelle strade?
Nella due giorni senese è successo il contrario.
Il Campo di S. Agostino, a due passi della piazza del Campo, ha ospitato più o meno mille donne, venute da tutta Italia. Un successo di partecipazione, al di là delle aspettative, dicono le organizzatrici, una piccola grande folla di donne, nei fatti, che hanno seguito con attenzione il dibattito, entusiasmandosi per i passaggi che più le toccavano, manifestando il proprio disappunto quando ne sentivano la necessità, applaudendo, fischiando, bofonchiando. Susanna Camusso è stata applaudita calorosamente quando è intervenuta come dirigente sindacale di primo piano, dando mostra della sua innegabile grinta; ma, sia pure indirettamente, è stata anche criticata nell’applauso altrettanto caloroso destinato a una convegnista che le ha rivolto una dura critica per aver firmato l’accordo che ha firmato.
Si dà riconoscimento a una protagonista della vita pubblica – le donne sanno “riconoscere” le donne? – ma si esprime anche un punto di vista critico rispetto a lei – le donne pensano politicamente e dunque esprimono posizioni politiche diverse?
Una piazza viva, insomma, capace di vivere quelle giornate davvero “come assemblea partecipata e partecipante”, come succede spesso negli incontri politici delle donne.
Ma la vivacità ha prodotto più scena che altro.
Il dibattito era organizzato “orizzontalmente”: così hanno sottolineato dal palco. Quasi novanta interventi, si legge nei resoconti. Tre minuti a testa, tempo uguale per tutte, comprese le molte esponenti nazionali del Pd invitate a parlare, senza riscuotere grande successo, per altro. Facevano eccezione, ovviamente, le relatrici che hanno introdotto e concluso i lavori. Relazioni e conclusioni a più voci, di dieci minuti ciascuna. E poi altre donne che, sempre dal palco, dipanavano il filo della narrazione stando a quello che le organizzatrici avevano in testa.
Che dire di questa orizzontalità? Pratica innovativa? Fino a un certo punto, va detto con franchezza. Forse si tratterebbe davvero di un’innovazione se la questione fosse di decidere su cose su cui il dibattito è stato ampio e condiviso e non c’è nulla o c’è poco da aggiungere se non la decisione. O la puntualizzazione. Là invece la supposta orizzontalità accentuava soltanto il carattere di evento, di messa in scena di un progetto o di un’intenzione già altrove pensata e confezionata. I tre minuti di questa o quella non aggiungevano proprio nulla e assai poco chi interveniva poteva relazionarsi con quanto da altre detto. E se qualcuna immetteva nel dibattito qualcosa di non conforme con le proposte del gruppo nazionale, la regia dal palco interveniva per aggiustare il tiro, ricondurre nei binari, oppure semplicemente lasciando cadere il punto di vista difforme.
Il carattere di evento dell’appuntamento era anche accentuato dall’attenzione mediatica che lo circondava, dalla diffusa presenza di giornalisti, dalle dirette e tutto il resto. L’attenzione dei media è rara e avara, quando si tratta di iniziative di donne. A Siena è stata strabocchevole. Anche questo va detto e dice anche altro di quello che si è mosso intorno all’evento.
Tante donne di tutte le età, ma un prevalente di over cinquantenni con antica storia femminista: questa soprattutto la piazza di Siena. Gli abbracci e i saluti tra amiche di una vita si sono ripetuti accompagnando lo svolgersi dei lavori. C’erano anche giovani donne e ragazze ma non costituivano certo il segno prevalente dell’appuntamento. Per lo più poi destinate, le giovani che hanno preso la parola, a rappresentare le competenze femminili nel campo del web e della rete. Uno specifico insomma, più che una pienezza di ruolo politico, alimentato, come è per le giovani, dalla ricchezza performativa della rete.
Non a caso sono passate come acqua fresca le parole di una ragazza che con grande passione politica ha messo in discussione l’intreccio tra lavoro e maternità, uno dei punti forti della proposta di “Se non ora, quando?”. Nell’epoca della generazione “no future” – lei chiede - come stanno insieme nella realtà il lavoro, la maternità e la sessualità? E risponde: non stanno. Le sue parole, che mettono in scena con tutta evidenza una critica di fondo al punto centrale della proposta di Siena, cadono nel vuoto, non hanno seguito, non “fanno evento”. E sono invece uno dei punti su cui bisognerebbe davvero confrontarsi e su cui la domanda “Se non ora, quando?” potrebbe forse riacquistare pertinenza.
Punti di vista, tematiche, pratiche.
Tutto della due giorni di Siena ha parlato di un’impostazione già definita e conclusa, di tematiche individuate altrove, su cui non c’era spazio per discutere, di pratiche selettive e conformi all’obiettivo. Il che forse corrisponde a quello che di solito in politica tutti fanno. Chi ha l’idea la mette in campo, si va e si vedrà.
Forse tutto è legittimo, stando al meanstream della politica corrente. Forse.
Ma questa pratica non va proprio se l’idea è quella di rimettere in movimento donne che sono già in movimento. Da molto tempo, per altro, come vale sempre la pena di ricordare.

mercoledì 27 luglio 2011

Decalogo anti-stupro. Tra stereotipi e processi di legittimazione.

Istruzioni per l'uso: tra stereotipi e processi di legittimazione. Si potrebbe commentare così la notizia che riportiamo qui sotto, ma soprattutto le parole che Anna di Lallo, una delle autrici del vademecum, pronuncia a sostegno del suo lavoro. Parole che lasciano intravedere per l'appunto un permanere di stereotipi che sottendono una responsabilità della vittima nel provocare la violenza e non tengono minimamente in considerazione il sacrosanto principio di libertà della persona....forse perché la persona in questione é di sesso femminile?

E' incredibile come tutta la proposta si disegni intorno ad un male-inteso concetto di tutela e difesa del corpo femminile, laddove al contrario si dovrebbe mettere al centro un legame non sano tra maschile e femminile in cui responsabilità e desiderio sono giocati in maniera diseguale.
  
Articolo pubblicato su La Repubblica del 27 Luglio.

Decalogo antistuproa Roma è subito polemica

Diecimila copie distribuite in cui si leggono avvertimenti come "evitate strade buie e vestiti appariscenti". E le donne scendono in piazza a protestare: "Consigli offensivi"

di ALESSANDRA PAOLINIROMA - Voleva essere un opuscolo per mettere in guardia le donne. Ventiquattro pagine di consigli, semplici e spiccioli, per evitare di essere molestate in strada, sul lavoro o finire sotto le grinfie di uno stalker. Insomma, per sentirsi più sicure in città, dove la violenza in tutte le sue sfaccettature è all'ordine del giorno. Ma il vademecum, pensato da un gruppo di signore e patrocinato dal comune di Roma, si è rivelato un boomerang. A molte non è piaciuto, a cominciare dal sottotitolo "Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci". E tantomeno sono stati graditi alcuni suggerimenti: "Non camminate in strade buie e non indossate abiti appariscenti".
Così, distribuito da metà luglio in 10mila copie nel metrò, il "Vademecum per la sicurezza" è finito sotto il fuoco amico della storica rivista femminista online, "Noi donne.org". E il tam tam di chi pensa che "le donne non siano soggetti deboli da scortare a cui propinare fantomatici braccialetti elettronici con gps per chiedere soccorso", porterà oggi in piazza Trilussa, cuore trasteverino della capitale, una folla di persone, convinte che debba esserci un'altra idea di sicurezza e libertà. "Vogliamo una cultura - si legge nel manifesto ospitato in rete anche dal sito del movimento "Se non ora quando?" - rispettosa delle differenze, non una cultura della paura e dell'odio". Anna di Lallo è una delle autrici del vademecum. Due figli piccoli e a capo della società "Omniares comunication", è basita per tanto clamore: "Odio? Ma il mio voleva essere solo un modo per aiutare le fasce più deboli. Sono consigli forse banali, come mettere la borsetta nella busta della spesa. O tenere il cellulare in tasca quando si è da sole di notte, impostato sui numeri del 112 e 113. Consigli della nonna? Forse. Ma sempre validi".
Non ci sta Anna di Lallo ad essere attaccata dalle stesse donne. "Ci ho lavorato un anno su questo libretto, senza guadagnarci un soldo, sull'onda emotiva delle confidenze di un'amica "impazzita" per le continue telefonate e minacce di un uomo. Un anno trascorso ad ascoltare le richieste di tante donne, per capirne paure ed esigenze. Senza tralasciare le informazioni delle forze dell'ordine. Ho trascorso un sacco di tempo all'ufficio anti-stalking della questura". Conclude con un dubbio Anna Di Lallo: "Forse la polemica è indirizzata al Campidoglio, perché l'opuscolo ha il patrocinio del Comune. Ma solo dopo che lo abbiamo realizzato, io l'ho proposto al delegato del sindaco per le Pari Oppurtunità, Lavinia Mannuni". Anche se a pagina 8 è lo stesso sindaco, che sulla questione sicurezza ha vinto le elezioni, a spiegare il perché di questa pubblicazione. Scrive: "Per aiutarvi a sentirvi più sicure, sapendo che non siete sole".
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martedì 26 luglio 2011

Resoconto di Ornella Bolzoni sul I Incontro Nazionale SNOQ

Ieri Sonia Tsevrenis ci ha inviato il resoconto di Ornella Bolzoni sul I Incontro Nazionale SNOQ che si è svolto a Siena il 9 e 10 Luglio.
Abbiamo deciso di condividere questo contribuito sul nostro blog, perché ci sembra che restituisca la testimonianza di uno sguardo sulla piazza, che raccoglie gli stimoli e i temi offerti da chi ha preso parola sul palco e mette nero su bianco le proposte che sono emerse durante le due giornate.
Potete leggere il resoconto di Ornella Bolzoni qui

domenica 24 luglio 2011

La forza dell'ironia.

Proprio nei giorni in cui a Siena si svolgeva il I Incontro Nazionale SNOQ, per le strade e su numerose riviste, compariva l'ennesimo tributo pubblicitario ai sederi femminili.
Tanti fondoschiena rivestiti di culotte in pizzo, slip e perizoma, stanno tuttora esibendo il loro primo piano rotondeggiante e seducente, per pubblicizzare i salvaslip Nuvenia.
Anche questo marchio, infatti, non intende rinunciare ad alcuni principi basilari delle strategie comunicative rispettose delle donne, così, taglia di netto la testa (tanto quella non serve) e dirige l'attenzione verso una o due parti anatomiche alla volta.
Ma se gli strateghi della comunicazione di Nuvenia, hanno seguito pedissequamente le istruzioni per rappresentare la donna in maniera dignitosa, resta qualche dubbio sull'obiettivo della comunicazione...Cosa vuol dire perizoma oggi, seccature domani? E slip oggi, chiacchiere domani? L'unico slogan comprensibile è culotte oggi rivoluzione domani. Che chiacchiere e seccature siano associate a rivoluzione?
Decise a invertire la massima in rivoluzione oggi- culotte domani (anzi, quando vogliamo noi), vi segnaliamo il divertente spot realizzato dal comitato promotore SNOQ, che smaschera i contenuti della campagna pubblicitaria della Nuvenia, con l'invincibile forza dell'ironia.